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venerdì 29 giugno 2018

PERCHE' ROBERTO RECCHIONI NON PARLA PIU' INTENSAMENTE DI DYLAN DOG SULLE RETI SOCIAL COME PRIMA?!

Il nuovo numero di Dylan Dog (leggerete la megarecensione tra qualche mese) è uscito tre giorni fa e come al solito Roberto Recchioni, che dell'indagatore è il curatore editoriale, non ne parla sui suoi profili social. Qual è la ragione di questo silenzio? Proprio Recchioni che, essendo una personalità social e noto per le sue affermazioni controverse a sfondo socio-politico, non parla più di Dylan Dog? Non che sia obbligato a farlo ma visto che è stato scelto anche per il suo peso social, essendo obiettivo della Bonelli sganciare il personaggio di Sclavi dalla indifferenza in cui era precipitato, sorprende non poco il suo profilo sì basso, anzi bassissimo, socialmente parlando, su Dylan Dog? Non crediamo che questo possa dipendere dal fatto che il suo contratto, come si sussurra, potrebbe scadere nel 2020. Se anche fosse, non sarebbe una buona ragione per non parlare di Dylan Dog. Una lettura del profilo pubblico del curatore rivela che spesso posta su argomenti politici (i grillini sembrano il suo bersaglio preferito, oltre ad un atteggiamento pro-Estrablishment Eurocratico che suscita perplessità) ma non disdegna di condividere i link di articoli che recensiscono fumetti suoi o dei suoi collaboratori del suo studio fumettistico noto come Studio in Rosso (che come immagine della pagina FB ha simbolo massonico. Ciò sta a significare appartenenze o affiliazioni a qualche loggia romana o è solo goliardia per difendersi dagli attacchi che gli sono stati rivolti in passato da parte di alcuni fumettisti che lo hanno accusato di essere un massone come Hugo Pratt? Anche se, una attenta lettura ai contenuti delle storie mostrano una certa preponderanza di riferimenti a sfondo satanico-esoterico degli ambienti massonici). Non è dato sapere.
 

Recchioni non parla di Dylan Dog, ma parla dei suoi fumetti (come nel caso di Orfani, dove è co-creatore) o di progetti dei suoi amici. Di Dylan non parla più. Né in tempi recenti ha rilasciato più interviste in merito. Se escludiamo che il silenzio di Recchioni dipenda da un certo allontanamento dagli interessi dylaniati specifici, dobbiamo concludere che la causa potrebbe essere individuata in una richiesta fattagli formalmente, sia pure in forma riservata, dalla casa editrice? I fatti potrebbero militare in questa direzione visto che le polemiche legate alle sue affermazioni pubbliche in passato, anche se hanno attirato interesse da parte del pubblico, non hanno beneficiato alle vendite. E un editore è ciò che cerca, in fondo. Il vendere il maggior numero possibile di copie. Altrimenti a cosa serve fare caciara mediatica se poi non arriva nulla in termini di ricavi? I dati di bilancio sembrano confermare il calo di vendite che la collana ha registrato dal 2013 ad oggi. In cinque anni di gestione recchioniana la collana inedita è passata da 120.000 a 78.000 copie. Anche le altre serie collaterali di Dylan sono calate, in alcuni casi di oltre il 50% (come il Maxi Old Boy e il Color Fest). I dati di bilancio lo confermano. Dylan Dog è la seconda serie più venduta dell'editore milanese. Gli utili del 2014 furono pari a 3 milioni e mezzo di euro. Gli utili dello scorso esercizio erano calati fino a 724mila euro! Pesa l'investimento di Orfani (le cui due prime stagioni in produzione preventiva sono costate circa 3 milioni di euro tra il 2013 e il 2015)? Bisogna però dire che Recchioni, quando ha capito forse che la sua impronta non bastava, non ha esitato a richiamare Sclavi all'opera o vecchie glorie come Dario Argento (che però non ha mai scritto un fumetto). Al Plano.

10 commenti:

  1. Notizia recente: VITALIZI, SONDAGGIO M5S SU FACEBOOK MA "CASTA" BATTE FICO: RIMOSSO IL POST
    a riprova di quanto sia facile taroccare ciò che si trova sul web. Monito per quei redattori e dirigenti TONTI (e ce ne sono tanti) che hanno basato le loro scelte su siti tarocco tipo cito i primi che mi vengono in mente) Papersera (Topolino) e Spirito con la scure (Zagor) + tutti quelli che hanno descritto autori e redattori (evito di citarli nuovamente perché ormai li conosciamo tutti benissimo) come geni straordinari. Ed ecco i risultati catastrofici del mondo reale (vendite) contrapposti a quello irreale del web. Come si dice: "LO SCIOCCO E I SUOI SOLDI SI SEPARANO PRESTO"...solo che i soldi sono quelli degli editori...altrettanto TONTI ad aver voluto simili redattori e simili dirigenti.

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    1. Ti sorprendi di qualcosa che è noto a tutti: ovvero il sistema di "pompaggio mediatico" atto a descrivere come successi ciò che non lo sono e mai lo saranno. Poi scopri che la prima tiratura di un volume a fumetti "super-pompato" ovunque, è stata acquistata dallo stesso editore per creare un caso editoriale inesistente!

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    2. Come già detto, a questo dobbiamo aggiungere come parallelamente, o meglio, specularmente (direi) all'esaltazione di autori nel complesso modesti, i suddetti siti tarocco procedono allo sputtanamento o comunque allo sminuimento di altri autori, a mio avviso, ben più bravi dei falsi geni e probabilmente più graditi ai lettori.

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    3. E lasciamoli esaltarsi! Del resto, se non si esaltassero da soli, chi li esalterebbe?

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  2. 724.000 di utili in un anno!? Con Tex e Dylan Dog che insieme vendono circa 200.000 copie al mese (+ ristampe e speciali)!? Fatevi un po' di conti e vi renderete conto della debacle per quel che riguarda le altre collane.

    Facciamo due calcoli molto generici:
    Supponiamo un guadagno di 2 euro a copia per Tex e Dylan che fanno per 200.000 copie 400.000 euro al mese, ovvero 4.800.000 euro all'anno + i proventi degli special...diciamo 7.000.000 all'anno. Questo significa che, per arrivare a 724.000 euro di utile, le altre collane devono sottrarre 6.276.000 euro ai proventi dei due succitati prodotti. Il calcolo è estremamente generico, ma il principio di base è quello.

    Comunque, con un imponibile di 724.000 euro possiamo dire che il primo editore di fumetti in Italia guadagna più o meno come...un buon dentista!! Tolte le tasse dall'imponibile restano circa 400.000 euro netti, ovvero 33.000 euro al mese che sono certamente una bella cifra in assoluto, ma...per il primo editore di fumetti d'Italia...il gioco vale la candela? Si tratta ripeto di conti estremamente approssimativi, buttati giù così.

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    1. 724mila euro sono gli utili netti, cioè il guadagno effettivo che i proprietari della Bonelli hanno ricavato dall'esercizio 2016 (depositato a luglio 2017). Pensa che due anni prima gli utili erano stati di 3 milioni e mezzo di euro! In due anni, gli utili netti della Bonelli sono calati del 79%! E questi non sono dati ufficiosi, ma ufficiali che chiunque può controllare con una visura al Registro delle Imprese (il costo è di 2,50 euro). Astorina, l'editore di Diabolik, ha chiuso l'esercizio 2016 (depositato nel 2017) con 129mila euro di utili. L'anno precedente erano stati 185mila! Così per avere un'idea del calo generale del mercato italiano.

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    2. Diciamo allora che il più grande editore di fumetti italiano guadagna più o meno come un ottimo dentista o un ottimo avvocato...anzi no...un ottimo avvocato (penalista) guadagna sicuramente di più.

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    3. I fumetti vendevano tanto quarant'anni fa. Oggi, che il grande inganno della sinistra blasfema è stato svelato, non vendono più. Perfino un Pazienza oggi avrebbe difficoltà ad emergere.

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  3. Si sanno i dati di vendita di 4Hoods e Dragonero Adventures e Creepy Past?

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    1. Per ora no, ma il fatto che Recchioni e gli autori di Dragonero non si esaltino suggerisce che il riscontro deve essere stato in linea con altri prodotti flop di questi anni. Un prodotto come 4 Hoods non ha e non aveva alcuna possibilità di imporsi. Non riusciamo a capire che tipo di ragionamento abbiano seguito alla Bonelli per approvarlo, ma è certo che l'uscita di questo fumetto lascia interdetti. Il fumetto che vende di meno in casa Bonelli, secondo dati ufficiosi, è Martin Mysteré con 8.000 copie. Riteniamo che le serie che citi non siano tanto lontane da questa cifra.

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