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mercoledì 25 luglio 2018

25 LUGLIO 1943: DALLA DESTITUZIONE DI MUSSOLINI ALLA FUGA DEL RE! UN PAESE ABBANDONATO A UMILIATO!

Il 24 luglio 1943 i gerarchi del PNF riuniti nel Gran Consiglio del Fascismo (un organo consultivo creato da Mussolini venti anni prima) votarono un ordine del giorno presentato dal gerarchetto Dino Grandi che prevedeva la destituzione di Benito Mussolini dalla carica di Capo del Governo, primo ministro, segretario di Stato e l'invito al Re di riprendere la guida dello Stato. Era la fine del Governo Mussolini. L'indomani, alle ore 17.00, egli si sarebbe recato dal Re per conferire con lui, sperando che Vittorio Emanuele III lo avrebbe riconfermato senza problemi, ma il re, dopo avergli comunicato la decisione della sua sostituzione con il generale, massone dichiarato, Pietro Badoglio, lo fece arrestare all'uscita di Villa Savoia. Poche ore dopo, venne dato l'annuncio alla radio che la guerra sarebbe continuata al fianco dei tedeschi (in realtà, furono da subito avviati negoziati per l'armistizio con gli anglo-americani). Cosa era successo? Per ventuno anni gli italiani erano stati governati con un pugno di ferro dal duce e adesso in poche ore era stato tolto di mezzo? E perché non lo avevano fatto prima? Prima non si poteva. Mussolini aveva saldamente la guida del Paese, tanto che nemmeno il Re avrebbe potuto toglierlo di mezzo senza finire prima lui in esilio con annessa proclamazione della Repubblica. Cosa era cambiato da rendere di nuovo forte il Re e debole Mussolini? Vittorio Emanuele III aveva attuato, nella sostanza, un colpo di stato. Mussolini era arrestato senza alcun motivo per timore che, alla guida di ciò che restava del regime, si schierasse contro il sovrano per riprendere il potere con la forza, magari aiutato dai tedeschi. Per capire cosa era successo e per quale motivo fu così facile togliere di mezzo Mussolini, bisogna andare agli eventi di pochi mesi prima. Il 13 maggio 1943 i resti delle forze italo-tedesche in Tunisia si arresero. Senza più colonie, l'Italia era esposta al rischio di invasione.
 

Fu in quel momento e non il 24 luglio che il potere di Mussolini era finito. Entrando in guerra aveva gettato sul tavolo del gioco tutto il credito ed il consenso conquistato in 21 anni di politiche astute. Fu in quel momento che iniziarono a solidificarsi le fazioni che avevano compreso che Mussolini era il problema. La soluzione doveva essere la sua defenestrazione. In ogni modo. Il 10 luglio gli americani sbarcano in Sicilia e in pochi giorni, quasi senza colpo ferire, presero l'isola! Come era potuto succedere? Mussolini non riusciva a capirlo! In Sicilia c'erano forze sufficienti per respingere sbarchi nemici. Gli americani avrebbero conquistato l'isola ma solo dopo molti mesi di duri combattimenti. Invece, era finita in pochi giorni. Mussolini non lo capì subito, ma in Sicilia la masso-mafia lo aveva tradito! I vertici del governo Usa avevano chiesto ai mafiosi nelle carceri americane guidati da Lucky Luciano di agevolare la loro azione in Sicilia, nome in codice Operazione Husky. Luciano accettò in cambio di un trattamento carcerario di favore (dal carcere duro di Dannemora fu trasferito in un altro istituto di pena che i criminali chiamavano Country Club). Oltre ai mafiosi, anche i notabili dell'isola, legati o controllati dalle logge massoniche, fecero la loro parte. Con la perdita della Sicilia e la prospettiva di una rapida conquista della penisola, per il Duce era finita. Il re, ansioso di scrollarsi di dosso l'accusa di complice del fascismo, si mosse e con Grandi venne deciso di attuare il colpo di Stato. Mussolini sarebbe stato tolto di mezzo. Per farlo in modo legale, si pensò ad un voto del Gran Consiglio, il sistema formale che avrebbe consentito al re di riprendere il potere senza evidenti violazioni di leggi. Per evitare che gli altri gerarchetti capissero tutto, Grandi scrisse un ordine del giorno dai termini molto vaghi in modo che ognuno lo interpretasse a modo suo. L'ordine passò a maggioranza.
 

I gerarchi che avevano votato l'ordine del giorno Grandi credettero che Vittorio Emanuele III, per ragioni strategiche, avrebbe nominato il generale Caviglia alla guida del governo (e non Badoglio, che era massone), una personalità indipendente. Credettero inoltre che il regime sarebbe sopravvissuto attraverso un cambio delle alleanze. Immaginavano una Italia Fascista alleata degli anglo-americani contro i tedeschi! Favole. Pochi giorni dopo il nuovo governo Badoglio emanò un Regio Decreto Legge (il governo disponeva di poteri sostanzialmente legislativi) con cui il PNF veniva sciolto e cancellato il regime. Seguirono altri atti che riportarono il Paese nella situazione istituzionale anteriore al 1922. I complottardi volevano presentarsi agli occhi degli americani come esponenti di un Paese che si era appena liberato di un odioso dittatore. L'armistizio con gli alleati venne firmato l'8 settembre. Il Paese, stremato da 3 anni di guerra, esplose di felicità. Le ostilità erano cessate. Fu allora invece che iniziò la catastrofe, di cui l'Italia ancora oggi sopporta le conseguenze. I tedeschi avevano progettato già alla fine del 1942 l'operazione Alarico, che prevedeva la presa di controllo dell'Italia in caso in cui il fronte in Africa fosse caduto. Adesso erano maturate le condizioni per la sua attuazione. Inoltre, erano ansiosi di mettere le mani suVittorio Emanuele III, i membri della Casa Reale e i gerarchi che avevano causato insieme ai vari complottardi la caduta di Mussolini. Probabilmente, li avrebbero fucilati subito. Prevedevano, inoltre, di rimettere Mussolini (o qualcuno molto vicino a lui) alla guida del Paese e lottare contro gli americani che intanto avevano toccato le sponde della Calabria. Ma il 9 settembre, il giorno dopo, la firma dell'armistizio, il Re, dando prova di codardia, fuggì da Roma diretto verso Brindisi alla testa di un piccolo gruppo di dignitari, vertici militari e altri codardi.
 
A Roma non c'era più nessuno! Nessuno in grado di dare ordini. I vertici dell'esercito furono abbandonati a se stessi non solo dal Re, ma anche da Badoglio e gli altri ministri, che erano fuggiti. Ciò agevolò i tedeschi che presero il controllo del Paese dal Brennero fino alle province settentrionali della Campania e Roma compresa. Gli unici ordini che Badoglio diede prima di fuggire da codardo quale era furono di non tenere atti ostili contro i tedeschi! Le conseguenze di quella scellerata fuga furono terribili. I tedeschi disarmarono l'esercito italiano, che nella penisola contava su un milione e mezzo di uomini e requisirono tutte le loro armi! Il re avrebbe dovuto schierarsi contro i tedeschi, ma non lo fece. Anziché difendere i suoi sudditi contro il nuovo nemico, la Germania, pensò a mettere in salvo la sua vita. Anni dopo, il suo successore, Umberto II (che regnò per poco più di un mese tra la fine di aprile e la fine di maggio del 1946) dichiarò che la fuga fu dettata dal fatto che non vi erano possibilità di contrastare i tedeschi sul piano militare. Una bugia. Roma era difesa da tre tra le più potenti formazioni militari dell'esercito, le divisioni Ariete II, Piave e Centauro, tutte dotate di poderosi carri armati M43 e altri mezzi corazzati temibili. Nessuna di queste armi fu volta contro i tedeschi, tranne qualche piccolo combattimento in alcune zone della città. Cosa avevano ottenuto i golpisti del 25 luglio? Avevano consegnato l'80% del Paese ai tedeschi (che pochi giorni dopo liberarono il Duce mettendolo a capo di un governo che si poneva come legittimo continuatore del governo precedente), mentre il resto del Paese era nelle mani degli americani! Seguirono due anni di guerra civile, una guerra tra italiani, che si sarebbe potuta evitare se il 9 settembre, anziché fuggire, il re avesse schierato il suo esercito contro i tedeschi in attesa degli americani in rapida avanzata dalla Calabria. Al Plano.

3 commenti:

  1. Beh insomma mica tanto... ci sarebbe parecchio altro da dire.

    Intanto sia Bottai ("Venti anni e un giorno") che Grandi (varie memorie) sapevano benissimo che quel voto avrebbe decretato la fine del fascismo, e con lui gli altri "complottardi" compreso Ciano che comunque si mostrò di grande coraggio firmando. Mussolini stesso chiuse la riunione dicendo "Signori, avete decretato la fine del fascismo" (o del regime, non ricordo). Anche i filo-mussoliniani lo sapevano benissimo, tanto che Suardo minacciò i firmatari dell'ODG Grandi neanche tanto velatamente.

    Sull'uscita dalla guerra ci pensava da tempo anche il duce, messo nei guai comunque da Ciano e il suo scriteriato Patto d'Acciaio firmato come una cambiale al buio (forse proprio per fare ammenda Ciano firmò l'ODG Grandi) e messo nei guai anche da Hitler che aveva promesso altri 1-2 anni prima di iniziare la guerra per consentire all'Italia di armarsi adeguatamente, ma messo nei guai soprattutto da se medesimo visto che l'entrata in guerra la decise da solo senza convocare il Gran Consiglio (cosa che gli fu più volte contestata ma troppo tardi per evitare la catastrofe, e questo forse è l'appunto critico maggiore che si può fare ai vari componenti del Gran Consiglio stesso.)

    Grandi inoltre era tempo che - non certo ostacolato dal Duce più di tanto, che lo sapeva eccome - stava trattando con gli inglesi l'uscita dalla guerra, tanto che quando i simpatici partigiani (specie quelli dell'ultim'ora che sparavano nel mucchio) tentarono di farlo fuori (più o meno metaforicamente) gli inglesi stessi si misero in mezzo certificandone l'assoluta onestà intellettuale e politica e asserendo che Grandi non si doveva toccare.

    Riguardo i "poderosi mezzi italiani" sappiamo benissimo che la voglia di combattere gli italiani non l'hanno mai avuta specie nella 2a guerra mondiale, una guerra personale che non era "sentita" per cui l'impegno era quello che era, quindi può anche darsi che i mezzi ci fossero, ma gli uomini... lasciamo perdere (se non sbaglio fu Montanelli a ricordare che l'unico caduto italiano in Sicilia fu a causa del calcio di un mulo). Che poi il re e Badoglio fossero dei vigliacchi conclamati questo ormai è scolpito nella storia e credo nessuno più ne dubiti.

    Nacque la RSI con i risultati che sappiamo, con la caduta finale di stile di Mussolini che condanna a morte tra gli altri il suo stesso genero con l'infame processo di Verona, una cosa non degna per chiudere la sua vicenda politica e personale: processare e uccidere chi vota contro di te, messo lì da te medesimo, è quantomeno singolare (tra l'altro evitò di arrestare i componenti del Gran Consiglio il 25 luglio proprio adducendo a Rachele - che lo voleva - il fatto che non poteva arrestare gente che aveva nominato lui). Il resto è storia e guerra civile, purtroppo, che personalmente non credo si sarebbe potuta evitare schierandosi contro i tedeschi...

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  2. In realtà, nessuno di loro voleva che il fascismo finisse, né che Mussolini fosse liquidato definitivamente, ma solo messo un po' da parte. Ciano era un tossicodipendente amico dei malavitosi italo-americani (con cui era in rapporti), odiato da altri gerarchi che ne sottolineavano la sostanziale incapacità. Da un punto di vista interno, il voto del GCF fu un atto di rivolta contro Mussolini, su cui si riversava la responsabilità delle sconfitte sul piano militare. L'errore principale che fece il Duce consistette nello scendere in guerra, mentre avrebbe dovuto seguire l'esempio di Franco, che rimase neutrale. In realtà, quand'anche le cose fossero andate così e l'Italia si fosse tenuta la dittatura mussoliniana anche dopo la fine della guerra, si sarebbe ugualmente avviato per percorso di ritorno alle libertà fondamentali come è avvenuto anche in Spagna. Per la verità, Mussolini aveva subdorato qualcosa. Sapeva che molti gerarchi erano contro di lui, ma sol perché le sconfitte militari minavano il prestigio del regime. Non credeva, però, che il Re disponesse dei mezzi e del potere per defenestrarlo, come in effetti accadde. Ciò che non valutò Mussolini è che Vittorio Emanuele era un membro della massoneria, a cui lo stesso Duce si era aggrappato per prendere il potere nel 1922. Ora i poteri che lo avevano sostenuto negli anni gli si erano messi contro. Perfino la Mafia (che il fascismo riuscì comunque a ridurre quasi all'impotenza) fece la sua parte e da allora ha conosciuto un processo di crescita senza posa (come tristemente è noto in Italia). I soldati italiani non hanno mai manifestato debolezza quanto a voglia di lottare. Il senso del tradimento fu proprio in questo. Tutti si sarebbero schierati contro i tedeschi e i mezzi per contrastali c'erano. Con il supporto americano in arrivo dalla Calabria, la II guerra mondiale avrebbe potuto essere abbreviata di almeno un anno. Invece, con la sua fuga vergognosa il Re non fece altro che provocare al Paese indicibili sofferenze. La RSI era nei piani dei tedeschi fin dal 1942. L'Italia era il ventre molle dell'impero nazista. Era ovvio che gli americani, dopo avere sconfitto gli italo-tedeschi in Africa, avrebbero invaso la Sicilia e risalita la penisola. Si pensò addirittura ad un contemporaneo sbarco in Francia, che avvenne solo molti mesi dopo. Alla fine, il prezzo maggiore fu pagato dai cittadini italiani, con ferite che ancora oggi, nel tessuto della Nazioni, grondano sangue.

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  3. Mah non so... forse prima della seduta era così, ma nella discussione notturna gli stessi firmatari si erano resi conto che ormai era finita. L'Italia era ormai sconfitta e il Duce continuava a elencare materiali bellici forniti dai tedeschi, facendo pure un velato accenno ad un'arma definitiva (l'atomica) che però i tedeschi non riuscirono a completare in tempo, facendo scarica-barile sui generali, non assumendosi la responsabilità di nulla formulando accuse generiche all'industria bellica italiana ad esempio per non aver costruito portaerei, citando fonti che nessuno nel Gran Consiglio poteva controllare, e così via. Penso che alla fine, votando, si siano resi conto che così facendo sarebbe finita quella Rivoluzione in cui tanti credevano ma che non poteva appoggiarsi su un uomo solo che prendeva decisioni per tutti. Stessa fine di Napoleone quando intraprese la campagna di Russia e fu poi defenestrato dai suoi stessi camerati.

    Il ritorno alle "libertà fondamentali" ci sarebbe stato comunque, certo, ma un passaggio transitorio sarebbe stato più auspicabile: la Massoneria come dite ci mise del suo e la mafia da allora ha ripreso potere e non mollerà più questo paese, perché solo un regime può contenerla in quanto non ne può permettere altri coesistenti.

    Il prezzo maggiore della guerra secondo me fu pagato dai soliti russi che in quanto a farsi massacrare con coraggio eccellono, gli italiani se non ci fosse stata la guerra civile originata più da vendette personali (parere mio) che da ideali più o meno condivisibili se la sarebbero cavata con pochi danni.

    Riguardo il coraggio gli italiani non son secondi a nessuno, ma la voglia di rientrare in guerra dopo quelle di Abissinia e Spagna (per tacer della Ia GM) era ai minimi, tanto che quando il Duce diede l'annuncio ad applaudire sotto al balcone erano in pochi e quei pochi tutti prezzolati od "obbligati" in qualche modo a partecipare all'adunata, e dopo 2 anni i soldati italiani erano cotti e sfranti, demotivati anche da carenze mostruose di equipaggiamento, logistica, viveri, tecnologia, di tutto insomma.

    Che l'uscita dalla guerra andasse gestita meglio è pacifico, se il Duce non avesse rimosso Grandi dall'ambasciata inglese ci avrebbe pensato lui che aveva con loro canali privilegiati, invece al solito...

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