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giovedì 2 agosto 2018

NASCE BONELLI ENTERTAINMENT CON LO SCOPO DI PRODURRE FILM CON DYLAN DOG E SOCI! GASATISSIMI I FAN!

I fan recchioniani, con questo termine intendendo quella schiera di utenti dei social che sostengono le gesta del curatore di Dylan Dog, aspettano ancora che esca il film di John Doe! Correva l'anno 2010 e R. Recchioni rilasciava una intervista in cui rivelò che a Hollywood era in preparazione un film su John Doe! Una fake news? John Doe? E chi lo conosce negli Usa. No, tutto vero. Dichiarò: per John Doe vedrei bene quella gran faccia da culo di Bradley Cooper, oppure Julian McMaoh. Chissà se quella faccia di, ehm, di Cooper era a conoscenza dell'esistenza di Roberto Recchioni e di un fumetto che era noto solo in Italia nell'ambito nerd. I sogni cinematografici di Recchioni si sono concretizzati lo scorso anno quando nelle sale è uscito Monolith, una produzione a cui Bonelli ha partecipato con 100mila euro. Il film ha incassato 385mila euro e quindi è stato un fiasco colossale, ma nella Bonelli deve avere lasciato il segno dato che hanno annunciato la nascita di una nuova divisione del loro impero, la Bonelli Entertainment, che avrà il compito di produrre film e serie tv sui personaggi della casa milanese! La notizia è uscita su Wired e contiene alcune imprecisioni, magari messe lì per ingigantire l'evento. Si dice che i personaggi Bonelli sono distribuiti in 35 Paesi nel mondo, con ciò alludendo al fatto che ci sono 35 Paesi dove i personaggi Bonelli sono noti al pubblico. Se diamo uno sguardo alla sezione licensing del sito della Bonelli, emerge che in realtà i loro personaggi escono in una ventina di Stati, molti dei quali sono le repubbliche ex-jugoslave. Se è per questo, Dylan Dog esce anche in Francia, ma con la media di uno o due volumi all'anno che nella migliore delle ipotesi vendono qualche migliaio di copie. In Usa, invece, i volumi dell'Indagatore dell'Incubo vendono poche centinaia di copie. Nei progetti, però, bisogna credere e in Bonelli ci credono se hanno deciso di fare un passo in un momento in cui le loro vendite nei fumetti vanno male e il modo migliore per rilanciarli è farci dei film, così la gente torna ad interessarsi ai fumetti. Chissà!
 

Finora non è andata bene. I due film su Dylan Dog (1994 e 2006) sono stati un fiasco, mentre il film di Tex del 1985 interpretato dal grande Giuliano Gemma se lo ricordano in pochi. In Turchia, nei primi anni settanta, sono usciti perfino dei film non autorizzati di Zagor! Il pezzo di Wired dice che la Bonelli è in trattative con altre realtà italiane per collaborazioni! Vuoi vedere che De Laurentiis, il patron del Calcio Napoli, ci mette lo zampino? Nel 1967 fu suo padre a produrre il film cult su Diabolik della Astorina. Torniamo con i piedi per terra e cerchiamo di capire le reali possibilità di questo progetto. Un film di Dylan Dog prodotto da una realtà non nota nel mondo della produzione filmica? Servirebbero decine di milioni di euro. Dall'ultimo bilancio si è saputo che le riserve auree bonelliane ammontano a circa 34 milioni di euro (con cui ci si potrebbe pagare uno stipendio di un anno di un calciatore come CR7, no. Non è l'inquilino di Craven Road 7). E allora? Piccole produzioni in collaborazione con quote di 100mila euro come per Monolith, il cui cast era formato da sconosciuti? La Bonelli ci ha già provato. Nel 2014 realizzarono un motion comic di Orfani in collaborazione con Rai4. Fu un fiasco colossale, che ebbe come effetto di attirare le ire del Moige. Dato che Recchioni è noto come il critico cinematografico (scrive per alcune riviste) immaginiamo che i copioni saranno affidati a lui e Uzzeo? L'unico dato certo sono quei 34 milioni di euro di liquidità rimaste alla Bonelli (nel 2014 erano 43 milioni). Su Comicus gli utenti del forum sono già gasati (o scherzano e magari non lo abbiamo capito) all'idea. Il mercato del fumetto però oggi è un condominio e non bastano delle poche migliaia di appassionati di fumetti per riempire le sale. La Bonelli non è la Marvel e non è Netflix, che con poco riesce a produrre molto. O l'idea è quella di rimediare ai mancati incassi dei fumetti facendo dei film? Un fumetto costa poco. Pagato lo scrittore, il disegnatore, il tipografo e il distributore, tutto il resto è grasso che cola. I film sono un pochino più complessi. Al Plano.

4 commenti:

  1. L'annuncio è molto vago, secondo me si potrebbe pensare anche ad una collaborazione con colossi come Netflix, che dedicano una piccola parte della loro produzione originale ai maggiori paesi in cui è presente. Se Bonelli avesse tentato un approccio offrendo loro i propri brand non escludo che potrebbe aver suscitato interesse. In alternativa potrebbe collaborare con Rai o Mediaset, anche se in tal caso vedrei più difficile l'uscita di un prodotto di qualità.

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  2. E perché Netflix dovrebbe investire soldi su personaggi che all'estero sono sconosciuti, tranne che in Brasile e in Paesi non proprio esaltanti economicamente come le repubbliche successori della Ex-Jugoslavia? Al più, la Bonelli dovrebbe offrire i suoi personaggi alla Rai, Mediaset o Sky, chiedendo di realizzare un film tv su Dylan Dog come puntata pilota di una serie televisiva, ma a ben vedere un horror alla Dylan Dog con mostri e vampiri in stile Buffy oggi farebbe ridere, mentre un horror intimistico o metafisico, dove i mostri sono rappresentati dai problemi della società annoierebbe. Sky ha in progetto di realizzare una serie tv su Diabolik, ma sono passati sei anni e non si è saputo più nulla. La nostra domanda resta: Bonelli ha speso 2,5 milioni di euro per riprendersi i diritti cinematografici di Dylan Dog e Nathan Never. A che pro?

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    1. Se sei abbonato Netflix e hai spulciato un po' il loro catalogo sono pieni di produzioni "nazionali" (ho seguito telefilm giapponesi - non anime -, coreani, israeliani, francesi e così via) il cui interesse è prettamente locale, ed infatti solitamente sono fruibili dai non madrelingua solo mediante sottotitoli. Questo per dire che un film o telefilm su Dylan Dog sarebbe per loro appetibile per l'interesse che susciterebbe in Italia, senza bisogno di avere appeal internazionale. Ovviamente non so se tali contatti siano poi stati effettivamente presi, ma penso che Rai, Mediaset e Sky se in tanti anni non hanno mai preso in considerazione i personaggi Bonelli non c'è ragione che lo facciano ora. A meno che il telefilm di Zerocalcare non si riveli un successo tale da accendere un faro sul mondo dei fumetti...

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  3. Non posso farne a meno: ComixArchive... cosa posso dire se non... ve l'avevo detto, e più volte? Vi assicuro che non ho talpe in Bonelli, ma il taglio di alcune loro recenti iniziative andavano palesemente in quella direzione (Mercurio Loi chiede solo di essere trasformato in una serie televisiva da realizzare con fondi della Comunità Europea, ne ha tutti i requisiti). E, lavorando nel cinema, sapevo -questo sì- che Netflix era alla ricerca di progetti italiani. Lo stesso Monolith, del resto, era una collaborazione con Sky, e vi suggerivo di non fermarvi a giudicare il botteghino, aspettando di vedere cosa nasceva da quella prima "annusata".
    E ve ne dirò un altra, non mi stupirebbe vedere entrare in gioco anche Iginio Straffi, anni fa vicino all'acquisto della Bonelli. In questi anni ha messo in piedi uno studio CGI, per chi lo credesse fermo alle Winx...

    Infine: che i personaggi siano noti o meno, chissene, questo interessa solo noi nerdoni: qui si tratta di vendere telefilm E BASTA, l'essere "tratti da fumetti" non è un bonus particolare. E di soggetti validi nel cassetto ne hanno a bizzeffe... pensate soltanto a Julia. In Francia, ricordo, hanno usato spesso dei soggetti fumettistici... eliminando il protagonista cartaceo. Esistono così "spaghettì-westèrn" tratti da Lucky Luke... senza Lucky Luke.

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